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	<title>Comzine</title>
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	<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 21:52:19 +0000</pubDate>
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		<title>La rivoluzione è donna</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Oct 2008 21:49:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E&#8217; un reale piacere - e anche un po&#8217; commovente - guardare questo autunno caldo. E proprio quando credevo di vivere in un paese ormai atrofizzato la situazione è cambiata. &#8220;Le persone prima o poi s&#8217;incazzerranno, quando mancherà loro il pane&#8221;,continuavamo a ripeterci fra amici.
E invece è accaduto prima.
Perchè se la società si va sgretolando, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un reale piacere - e anche un po&#8217; commovente - guardare questo autunno caldo. E proprio quando credevo di vivere in un paese ormai atrofizzato la situazione è cambiata. &#8220;Le persone prima o poi s&#8217;incazzerranno, quando mancherà loro il pane&#8221;,continuavamo a <img src="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-1/scheda-leggi/lapr_14156308_45122.jpg" align="right" height="115" width="180" />ripeterci fra amici.</p>
<p>E invece è accaduto prima.</p>
<p>Perchè se la società si va sgretolando, la prima mini-società di tutti noi - la famiglia - regge.</p>
<p>Quando la politica ha toccato la famiglia - e i bambini delle elementari - le mamme sono scese in piazza. E&#8217; colorata di rosa questa protesta, è fatta di madri e maestre. Con i figli in mano si scende a protestare.</p>
<p>Con i bambini - quelli si che vorrei fossero il mio futuro - che conoscono già i propri diritti.</p>
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		<title>Dov&#8217;eri tu?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 19:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Today life]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Biagi ha scritto pagine che sono lezioni di giornalismo ed ha reso testimonianze di un rigore che vorremmo fossero prese ad esempio. Non si è mai fatto piegare dalle difficoltà, non ha accettato condizionamenti, si è rifiutato di subire ultimatum. Ha avuto la capacità di essere, sempre, un uomo libero, difensore orgoglioso delle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote> <em>“Biagi ha scritto pagine che sono lezioni di giornalismo ed ha reso testimonianze di un rigore che vorremmo fossero prese ad esempio. Non si è mai fatto piegare dalle difficoltà, non ha accettato condizionamenti, si è rifiutato di subire ultimatum. Ha avuto la capacità di essere, sempre, un uomo libero, difensore orgoglioso delle sue idee. Ha tenuto, insomma, la schiena dritta. Come dovrebbero fare, sempre, i giornalisti”.</em><em> (<a href="http://www.odg.it/primo_piano/SHOW_NEWS.asp?id=901" title="odg" target="_blank">www.odg.it</a> - Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, presidente e segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti)</em></p></blockquote>
<blockquote><p><em>&#8220;Biagi, una grande voce libera&#8221;  (Giorgio Napolitano - <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/biagi-grave/biagi-reazioni/biagi-reazioni.html" target="_blank">www.repubblica</a>)</em></p></blockquote>
<p>Dov&#8217;eravate quando Biagi è stato criminosamente cacciato dalla Rai? Doveravate il 18 aprile 2002?</p>
<p>Si, ma perchè un ordine nazionale importante - come quello dei giornalisti - non l&#8217;ha difeso a spada tratta?</p>
<p>Dov&#8217;era il Presidente della Repubblica?</p>
<p>Dov&#8217;ero io?</p>
<p>Ora lacrime per Biagi.</p>
<p>Lacrime vere per Biagi. Per uno che vuole la medaglia partigiana sul petto nel letto di morte, le lacrime sono sacrosante.</p>
<p>Colpa vostra, colpa nostra. Avete e abbiamo permesso che la libertà d&#8217;informazione morisse - ancora una volta -  il 18 aprile 2002. Nessuno ha permesso che questa libertà resuscitasse. Colpa mia, colpa tua, fratello.</p>
<p><em><strong>&#8220;Qualche volta è scomodo sentirsi fratelli ma è grave sentirsi figli unici&#8221; (Enzo Biagi).</strong></em></p>
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		<title>Fabio Fazio</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Nov 2003 15:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[Il suo esordio in tv inizia nel 1984 come imitatore in un programma di Loretta Goggi. Da quel momento in poi non lascer� pi� gli schermi televisivi sino ad approdare al fortunatissimo &#8220;Quelli che il calcio&#8221;. &#8220;Il calcio doveva essere solo il rumore di fondo&#8221;, dice Fazio. E da questo rumore di fondo invece ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo esordio in tv inizia nel 1984 come imitatore in un programma di Loretta Goggi. Da quel momento in poi non lascer� pi� gli schermi televisivi sino ad approdare al fortunatissimo &#8220;Quelli che il calcio&#8221;. &#8220;Il calcio doveva essere solo il rumore di fondo&#8221;, dice Fazio. E da questo rumore di fondo invece ha creato un gran frastuono ingigantendo la sua presenza televisiva. Lo accostano subito ai grandi dello spettacolo come Renzo Arbore. Poi subito alla duplice conduzione del Festival di Sanremo in cui, orchestrando persone e personaggi, si consacra definitivamente a nuovo personaggio televisivo. Carriera in piena salita per Fazio quindi: bloccata solo dalla neo nata La7 che, dopo pochi mesi, inisipiegabilmente lo licenzia. Tutto questo, ed altro ancora, Fabio Fazio l&#8217;ha raccontato durante un piacevole incontro con gli studenti di scienze della comunicazione all&#8217;Universit� degli studi di Teramo. Tema: &#8220;Esiste una tv di qualit�?&#8221;.</p>
<p><strong>Torniamo al discorso affrontato nel dibattito sulla volgarit�. Hai detto che la volgarit� � non perdere mai le occasioni e sfruttarle nel miglior modo possibile. Senti mai di aver perso l&#8217;occasione o di aver fatto delle cose non al meglio? </strong></p>
<p>Naturalmente si, continuamente. L&#8217;importante non � che chi fa il mio mestiere ha questa attenzione ma in realt� l&#8217;occasione persa � quella degli editori nel senso che chi ha una responsabilit� editoriale di tracciare una linea di racconto, narrativa, editoriale di un rete, di un telegiornale o di quant&#8217;altro potrebbe usare questo spazio, questa opportunit� in un modo secondo me pi� costruttivo. Qui si � stimolato il dibattito, lo scandalo intellettuale, le provocazioni, il divertimento: insomma far crescere, far progredire. Invece c&#8217;� un po&#8217; l&#8217;impressione che meno cose accadano e meglio �.</p>
<p><strong>Per La 7� stata un&#8217;occasione persa?</strong></p>
<p>Beh, certamente. Per gli editori non lo so, l&#8217;hanno scelto ed evidentemente � convinto di questa scelta. Per il mercato pubblicitario sicuramente si e per il pubblico anche.</p>
<p><strong>Dicevi anche che l&#8217;altro lato della volgarit� � l&#8217;ostentazione di sentimenti e di dolore e spesso accade oggi nei talk show. Invece lei ha sempre fatto programmi di successo senza mai fare queste scelte. Allora si pu� fare veramente questo tipo di tv e perch� gli altri non lo fanno. E&#8217; per incapacit� oppure per una tendenza generale?</strong></p>
<p>Sai, le due cose sono connesse: la tv � fatta di persone e le persone a loro volta sono fatte dalla tv che in quel momento � in corso. E&#8217; difficile trovare un inizio ed una fine di responsabilit�. Ciascuno poi ha il proprio modo di essere e di sentire. Io non ce la farei, magari � anche un mio limite. E&#8217; vero che oggi la tv ha l&#8217;obbligo di fare talmente tante puntate, talmente tanti pezzi in onda che � difficile spesso mantener fede ai propri presupposti da cui si era partiti. E&#8217; anche vero che spesso di potrebbe indugiare di pi� nel rispetto delle persone che ci guardano.</p>
<p><strong>All&#8217;inizio del dibattito � stata citata una parte dell&#8217;enciclopedia dello spettacolo secondo la quale tu &#8220;trasformi in meglio cose e persone&#8221;. Potresti applicare questo potere taumaturgico agli studenti di scienza della comunicazione visto che, secondo te, non troveranno lavoro?</strong></p>
<p>Quella cosa l� � stata scritta molti anni fa. Magari � gi� prescritta, credo che non valga pi�.</p>
<p><strong>Allora nessuna speranza�..</strong></p>
<p>No, nessuna speranza.</p>
<p><strong>E l&#8217;alternativa?</strong></p>
<p>Lavorare..lavorare�</p>
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		<title>Dal virtuale al reale: il forum di Antonio Tombolini</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[  Tutto � partito da un forum: un gruppo di persone che non si erano mai viste, accomunate dalla passione per il cibo, si sono incontrate e stanno in questi giorni creando Vyta, bottega online di prodotti tipici italiani. Si tratta di un interessante fenomeno sociale: da una comunit� virtuale si sta creando una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> <font face="times"> Tutto � partito da un forum: un gruppo di persone che non si erano mai viste, accomunate dalla passione per il cibo, si sono incontrate e stanno in questi giorni creando Vyta, bottega online di prodotti tipici italiani. Si tratta di un interessante fenomeno sociale: da una comunit� virtuale si sta creando una nuova societ� (reale e commerciale). Per capire meglio di cosa si tratta bisogna fare un passo indietro e conoscere la storia di Antonio Tombolini da cui tutto questo � partito.</font></p>
<p><font face="times">Antonio Tombolini � un quarantenne marchigiano laureato in Giurisprudenza con una tesi su &#8220;Diritto e tempo in Martin Heidegger&#8221;. Niente toga per Antonio che preferisce unire le sue due passioni: cibo e internet. Cos� nasce nel febbraio del 1998 Esperya, il primo sito italiano di e-commerce di prodotti gastronomici italiani anzi una vera e propria &#8220;italian food experience&#8221;. Esperya.com cresce tanto che, nel 2000 Kataweb decide di comprarne la maggioranza. Intanto all&#8217;interno del sito Antonio cura nel dettaglio i rapporti con i frequentatori del forum: non solo cibo ma anche ottimo rapporto umano.</font></p>
<p><font face="times">Tutto procede nel migliore dei modi finch� ad aprile Kataweb licenzia Tombolino: poco dopo Antonio comunica l&#8217;accaduto ai suoi amici/clienti nel forum. </font></p>
<ul>
<p align="justify"> <font face="times">Data: 9-4-2002 11:42 Quando, un paio d&#8217;anni fa, decidemmo di creare questo spazio all&#8217;interno del sito, avevo due convinzioni: 1. non dovevamo farne uno spazio &#8220;controllato&#8221;, ma una &#8220;piazza&#8221;, un luogo in cui le persone che vivono la rete spontaneamente potessero incontrarsi e scambiarsi opinioni non filtrate 2. il fatto di creare la possibilita&#8217; di &#8220;lavare i panni sporchi&#8221; in piazza, anziche&#8217; in casa come si usa fare, avrebbe costituito un vantaggio enorme per Esperya: gli errori ci sarebbero stati subito evidenti, e il fatto che fossero in piazza ci avrebbe spinto a correggerli il piu&#8217; in fretta possibile.</font></p>
<p><font face="times">E infatti cosi&#8217; e&#8217; stato. L&#8217;esperienza di questi due anni ha confermato che il forum (cosi&#8217; condotto) e&#8217; uno dei &#8220;luoghi&#8221; piu&#8217; utili e vitali di Esperya. Oggi ho una cosa da dirvi, e credo che il luogo piu&#8217; giusto per farlo sia questo: sono stato licenziato. Il mancato funzionamento del mio indirizzo email su esperya non era dunque un guasto, ma l&#8217;indirizzo era stato disattivato a bella posta da chi poteva farlo.</font></p>
<p><font face="times">Il paradosso e&#8217; che e&#8217; stato fatto nel fine settimana scorso, mentre mi trovavo a Siena a parlare a convegni e interviste a nome di Esperya (colmo dei colmi? Queste interviste, tra cui una a Gambero Rosso Channel e al programma Neapolis di RaiTre, andranno in onda nei prossimi giorni, e verro&#8217; presentato come fondatore di Esperya&#8230; beh, in fondo almeno questo rimane vero!).</font></p>
<p><font face="times">Esperya mi ha licenziato. Licenziamento in tronco, intendo. L&#8217;ho saputo ieri. Qualcuno l&#8217;aveva saputo addirittura prima di me, e questo mi e&#8217; dispiaciuto. Devo ringraziare la strutturale &#8220;freddezza&#8221; del &#8220;puro testo&#8221; con cui ci si esprime in un forum, che mi soccorre in questo momento a mascherare un misto di tristezza, incredulita&#8217;, rabbia e spaesamento.</font></p>
<p><font face="times">Capirete anche che, almeno per ora, non sono in grado di &#8220;razionalizzare&#8221; un granche&#8217;. Per ora, di tanto in tanto, piango un po&#8217;. Poi mi riprendo. Magari, nei prossimi giorni, o settimane, riusciro&#8217; a essere piu&#8217; lucido. Ho ritenuto opportuno darvi io questa notizia, anche per evitare quell&#8217;ipocrita balletto di chiacchiere prima, e di espressioni in burocratese che in genere vanno in giro in queste occasioni. </font></ul>
<p align="justify"> <font face="times">(n.d.r. attualmente questi messaggi sono stati cancellati da Kataweb dal forum. Noi li abbiamo trovati grazie alla copia cache di Google). Dal momento io cui Antonio invia questo messaggio, gli amici di Esperya si &#8220;sollevano virtualmente&#8221;. Decine e decine di persone erano incredule dell&#8217;accaduto. Poco dopo sul forum uno degli amici lancia un&#8217;idea:&#8221;Creiamo Esperya2&#8243;.</font></p>
<p><font face="times">Cos� � stato: l&#8217;entusiasmo ha pervaso tutti e le iniziative sono esplose a tal punto che il 17 e il 18 maggio 2002 c&#8217;� stato a Loreto (AN) il primo incontro di tutti i frequentatori del forum. Decine di persone sono arrivate: hanno pagato il viaggio, il pernottamento e hanno cenato tutti insieme con i prodotti tipici che ognuno di loro aveva con se. Sono arrivati da tutte le parti d&#8217;Italia (isole comprese!), dalla Francia e dalla Germania. Tutto questo � nato da una semplice frequentazione in rete. E per la prima volta tutti si sono incontrati. Il paradosso cresce se pensiamo che tutto � scaturito da un forum e che l&#8217;incontro aveva lo scopo di parlare di, come ha detto Tombolini, &#8220;una cosa che non c&#8217;� anche se ha gi� un nome&#8221;.</font></p>
<p><font face="times">Questo insolito modo di ideare una societ� sembra confermare la tesi del cosiddetto &#8220;Reverse marketing&#8221;. Ma attenzione: guai a parlare di marketing con gli amici di Vyta previa esclusione &#8220;ideologica&#8221;. Nessun business plan per implementare le vendite. Lo scopo �, citando una felice metafora di Tombolini, &#8220;andare sulla luna: sulla luna per� non si respira e si ha bisogno di avere tutto il necessario per poterlo fare&#8221;.</font></p>
<p><font face="times">Tornando alla teoria iniziale, secondo la tesi del reverse marketing, grazie all&#8217;e-commerce, almeno nella sua fase iniziale, ai consumatori viene dato pi� potere. Tutto questo parte dal presupposto che i fautori del commercio elettronico debbano condividere pienamente, attraverso l&#8217;interattivit�, l&#8217;informazione sui prodotti in vendita con i consumatori.</font></p>
<p><font face="times">Attualmente questo potere � detenuto pressoch� interamente dalle aziende che utilizzano le informazioni sui prodotti per definire le strategie di mercato. La formazione di comunit� interattive potrebbe capovolgere questo sistema.</font></p>
<ul><font face="times">Lo schema potrebbe essere il seguente:<br />
1) le imprese realizzano i siti<br />
2) la creazione di contenuti interessanti attira gli utenti<br />
3) gli utenti interagiscono tra loro e generano automaticamente delle informazioni rafforzando le attrattive del sito con la creazione spontanea di contenuti.<br />
4) si forma un ambiente di informazione condivisa che soddisfa il cliente, rassicura gli utenti sull&#8217;affidabilit� del prodotto </font></ul>
<p align="justify"> <font face="times">Il passo da questa teoria a ci� che � accaduto, e che si sta ripetendo, con gli amici di Vyta � breve: Tombolini ha creato con Esperya una comunit� virtuale fortemente aggregata con cui ha condiviso opinioni e informazioni. Il tasso di fidelizzazione con i propri clienti/amici � stato cos� forte negli anni tanto gli stessi hanno creato proseliti attorno a loro. Ora con Vyta ci sono le stesse premesse: per sapere a che punto si trova il nuovo progetto basta entrare nel forum di Tombolini all&#8217;indirizzo <a href="http://web.archive.org/web/20020802021903/http://www.vyta.com/" target="_blank">www.vyta.com</a>. </font></p>
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		<title>&#8220;Tears show&#8221;: la nuova tendenza della lacrima facile&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[In Brasile si chiamano &#8220;llacrimados&#8221;: sono quelle telenovalas dalla &#8220;lacrima facile&#8221; particolarmente inclini ai drammi struggenti. In Italia non c&#8217;� questo genere di fiction: si sta per� da tempo verificando una tendenza simile.
A partire dalle storiche lacrime di Sandra Milo a Piccoli Fans (Ciro!! Ciro!!!) si � giunti - di pianto in pianto - a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Brasile si chiamano &#8220;llacrimados&#8221;: sono quelle telenovalas dalla &#8220;lacrima facile&#8221; particolarmente inclini ai drammi struggenti. In Italia non c&#8217;� questo genere di fiction: si sta per� da tempo verificando una tendenza simile.</p>
<p>A partire dalle storiche lacrime di Sandra Milo a Piccoli Fans (Ciro!! Ciro!!!) si � giunti - di pianto in pianto - a colmare i palinsesti televisivi.</p>
<p>La Carr� docet: ogni storia di &#8220;Carramba&#8221; � corredata dalla lacrima di Raffaella. Ma a questo col tempo ci siamo anche abituati.</p>
<p>Meno usuale - a mio avviso - il trend della programmazione autunnale delle reti Rai-Mediaset. Incombono le lacrime provocate dalle storie raccontate dalla solita Maria De Filippi in &#8220;C&#8217;� posta per te&#8221;. Continuano a &#8220;Saranno Famosi&#8221; e spopolano - esageratamente - nel nuovo reality show &#8220;Operazione trionfo&#8221;.</p>
<p>Tanto che il conduttore Miguel Bos� - che sembra avere perennemente un piatto di cipolle sotto il viso - � gi� stato immortalato dalla Gialappa&#8217;s Band che gli fa il verso.</p>
<p>Magari � solo un uomo sensibile: ma il pianto � diventato un tormentone talmente ricorrente da bloccare qualsiasi &#8220;tempo televisivo&#8221;. A Bos� fanno da contorno la voce - perennemente rotta - di Rossana Casale e il naso - rosso e ingrossato - di Brunella, una delle aspiranti cantanti.</p>
<p>Tanto che sarebbe pi� corretto parlare di &#8220;Tears show&#8221;: i vecchi talk show alla Costanzo non vanno pi� di moda se non corredati almeno da un paio di decalitri di lacrime.</p>
<p>Le uniche lacrime che, a mio avviso ci stavano bene, sono state bloccate dalla De Filippi a &#8220;Saranno Famosi&#8221;. Nello speciale di sabato 21 settembre una ragazza aveva scritto per rincontrare una concorrente albanese del programma. Non riusciva a mettersi in contatto con lei da 6 anni. Nei 6 anni a dividere l&#8217;Italia e l&#8217;Albania c&#8217;era stata anche una guerra.</p>
<p>La commozione della giovane ragazza era del tutto legittima: aveva paura di non poter pi� ritrovare la vecchia amica, che forse la guerra aveva allontanato per sempre. Sono queste le lacrime che non mi avrebbero disturbato: che per� sono state subito bloccate. Le ragazze erano velatamente state accusate di ostentare i propri sentimenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Albertazzi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:53:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[ Abbiamo incontrato Giorgio Albertazzi durante le prove per il suo spettacolo Lezioni Americane tratto da un testo di Italo Calvino per la regia di Orlando Forioso.
In &#8220;Lezioni americane&#8221; interpreta un professore. Le chiedo di rimanere in  questo ruolo e di farci una breve lezione sulla comunicazione teatrale. 
Io non interpreto intanto. Questa parola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Abbiamo incontrato <strong>Giorgio Albertazzi</strong> durante le prove per il suo spettacolo <strong>Lezioni Americane</strong> tratto da un testo di <strong>Italo Calvino</strong> per la regia di <strong>Orlando Forioso</strong>.</p>
<p><strong>In &#8220;<em>Lezioni americane&#8221;</em> interpreta un professore. Le chiedo di rimanere in  questo ruolo e di farci una breve lezione sulla comunicazione teatrale. </strong></p>
<p>Io non interpreto intanto. Questa parola non mi piace molto. Io non interpreto mai nulla ma racconto le emozioni intellettuali che ho provato leggendo le &#8220;Lezioni americane&#8221; di Calvino, in particolare la sesta, quella sulla leggerezza. Questo tipo di teatro � molto particolare e anche abbastanza futuribile. Per questo ho contestato la parola interpretare. Mi fanno ridere gli attori che interpretano, quelli che soffrono molto, che si calano. Io non mi calo in niente. Al massimo mi sono calato da qualche finestrella bassa che da su un giardinetto.</p>
<p>Quel tipo di teatro � morto. Questo invece indica una strada abbastanza diversa nel rapporto fra letteratura e scena. Quella di Calvino � certamente letteratura. Abbiamo sintetizzato quello che mi piace personalizzando molto senza l&#8217;idea di fare un professore, senza l&#8217;idea di fare Calvino. Non ho cercato nessun tic di Calvino. Abbiamo pensato, con il regista, che si parte da Calvino-Alebertazzi per arrivare ad Albertazzi-Calvino. Vale a dire che gli inserti che abbiamo messo appartengono alla mia vita. Questo rapporto fra scena e platea ha pochissimo a che fare secondo me con la letteratura teatrale. Ha poco a che fare anche con la pagina, col testo. Ma quello che poi � il teatro � la scrittura di scena. Parte dalla pagina scritta ma non � la pagina scritta l�. Quella che per molti decenni � stata chiamata la fedelt� al testo � assolutamente assurdo.</p>
<p>Hai pensato mai che i grandi eventi partono sempre dal <strong>tradimento</strong>? Tradire viene da <em>tradere</em>, cio� <strong>passare da una situazione all&#8217;altra</strong>. Questo � il teatro: si passa dalla pagina, tradendola, ma in senso positivo. Il verbo tradire ha acquistato questa connotazione negativa con Giuda, dal cristianesimo perch� altrimenti � un passaggio. Noi abbiamo tradito questa pagina: in Calvino non c&#8217;� nessun professore come nel nostro spettacolo. Penso che l&#8217;evento teatro venga proprio da questo: dalla dissociazione da qualcosa che lo precede.</p>
<p><strong>Qual � stato il &#8220;tradimento&#8221; che le � piaciuto di pi� durante la sua carriera?</strong></p>
<p>Beh�forse l&#8217;Amleto. Io ho fatto tre e ne far� un quarto. Perch� Amleto � uno dei testi pi� aperti che sono stati mai scritti. Cio� pieno di lacune. Tanto che si � potuto dire, la detto Thomas T. Elliot, che lungi dall&#8217;essere un capolavoro, � un&#8217;opera mancata, � la Monna Lisa della letteratura. Perch� il personaggio � animato da un impulso che non trova riscontro nel testo. Teatralmente � un capolavoro perch� presenta dei vuoti che vanno riempiti.</p>
<p><strong>Il tema principale dello spettacolo � la leggerezza che, secondo Calvino, � un pregio anzich� un difetto. E&#8217; d&#8217;accordo con Calvino?</strong></p>
<p><img src="http://web.archive.org/web/20020406020006/http://www.comzine.it/images/Int/alb2.jpg" align="right" /> Si sono d&#8217;accordo. Io ho raggiunto la leggerezza con gli anni. Credo che la leggerezza da giovane sia stata soffocata dall&#8217;energia, dall&#8217;eccesso di energia. Ho domato questi impulsi attraverso la leggerezza. Attenzione per�: la leggerezza a cui fa riferimento Calvino � precisione e determinazione non casualit�.</p>
<p><strong>Nello spettacolo vengono utilizzati molti mezzi di comunicazione diversi: una videocamera digitale, una telecamera, un computer. Quale di questi le piace di pi�?</strong></p>
<p>Nessuno in particolare. Ma � difficile fare a meno di questi mezzi. Bisogna servirsene, non rimanerne vittime. Il teatro � una specie di coacervo di tutte queste cose: la pittura, la scenografia, la musica. Per questo penso che sia immortale perch� non � chiuso in una tecnica. Accoglie tutto � un po&#8217; come un uomo. Conta molto in virtuale ma far� sempre riferimento all&#8217;uomo.</p>
<p><strong>Qual � stato il suo percorso di studi per diventare attore?</strong></p>
<p>Io sono architetto. Ho esercitato poco ma non ti racconto nulla perch� altrimenti sarebbe troppo divertente. Il rapporto con la scuola � stato soprattutto un rapporto di sentimenti. Della scuola ricordo un uomo, � raro perch� ricordo solo donne. Un maestro elementare che si chiamava Marchetti con degli stivali lucidi e mi sembrava affascinante. Poi ricordo la mia professoressa di latino, Cinita che ho amato moltissimo.</p>
<p>Lei mi chiamava alla cattedra a leggere Dante. Non capivo bene cosa stessi leggendo ma ero vicino a lei ed era molto inebriante. Credo che mi sia venuto l� il talento di leggere bene Dante, per amore. Si fa tutto per amore. All for love. Ho fatto il teatro per amore. Venendo a scuola con l&#8217;autobus c&#8217;era un ragazza che mi piaceva e mi disse se volevo fare teatro. Le dissi di si. Io avrei fatto qualunque cosa mi avesse chiesto, anche rubare. Ho seguito lei. Poi da quella volta gran parte delle mie non-scelte sono state fatte, provocate da incontri, ambizioni, profili femminili. La donna ha la grazia, la invidio.</p>
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		<title>Grande Fratello: istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[
 &#8220;Grande Fratello: istruzioni per l&#8217;uso&#8221; � l&#8217;ultimo libro di Bruno Sanguanini, sociologo specializzato nelle comunicazione di massa. E&#8217; un libro che racchiude tutti i segreti del programma e rivolto, come dice il sottotilo del libro, a concorrenti, autori, giornalisti e audience. Abbiamo incontrato l&#8217;autore del libro per farci spiegare meglio il fenomeno televisivo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--testo articolo--></p>
<p align="justify"> <em>&#8220;Grande Fratello: istruzioni per l&#8217;uso&#8221;</em> � l&#8217;ultimo libro di Bruno Sanguanini, sociologo specializzato nelle comunicazione di massa. E&#8217; un libro che racchiude tutti i segreti del programma e rivolto, come dice il sottotilo del libro, a concorrenti, autori, giornalisti e audience. Abbiamo incontrato l&#8217;autore del libro per farci spiegare meglio il fenomeno televisivo di questi ultimi due anni.</p>
<p><strong>Iniziamo subito con un&#8217;apparente contraddizione: tutti dicono di non guardare Grande fratello ma in realt� l&#8217;audience � sempre molto alto. Come mai questo fenomeno? </strong></p>
<p>Il Italia � il secondo anno che Grande Fratello � in onda. Abbiamo visto che con la penultima puntata ci sono stati solo 8 milioni di telespettatori, 4 in meno dello scorso anno. Considerando che nel 2001 la televisione complessivamente ha perso 1 milione di telespettatori, in ogni caso Grande Fratello ha 3 milioni in pi� di telespettatori rispetto agli altri programmi. Ma la cosa curiosa non � questa ma 2 aspetti strutturali: lo scorso anno c&#8217;� stata una corsa dell&#8217;audience a crescere su se stessa inaspettata ma sostenuta contemporaneamente dalla parallela corsa di ogni tipo di media a parlare ogni giorni del fenomeno Grande Fratello.</p>
<p>Quest&#8217;anno c&#8217;� l&#8217;esatto contrario. I giornali si limitano a poche notizie di agenzia. Stanno facendo una sorta di blackout della notizia spettacolo. Poi c&#8217;� un altro aspetto. La pubblicit� che paga di pi� non vuole essere confusa con il programma ed � scappata. Ci sono tanti piccoli inserti pubblicitari non pi� grandi inserzionisti come nello scoro anno. Non ci sono pi� gli <em>spot racconto</em> dello scorso anno. Negli altri paesi sono arrivati gi� alla terza o quarta edizione. Ma il problema non � del format ma del contenuto nazionale che danno i produttori nazionali del set. In Italia si � visto: lo scorso anno c&#8217;erano ragazzi che secondo i produttori avrebbero dovuto rappresentare i vari tipi di giovani. Quest&#8217;anno invece sono ragazzi che rappresentano i vari tipi di giovani che vorrebbero fare successo in televisione. Sono gi� i ragazzi-show.</p>
<p><strong>Infatti molti l&#8217;hanno chiamato il grande fotomodello&#8230;</strong></p>
<p>Si credo proprio che questo sia vero. Anche se questa verit� non ha scacciato l&#8217;audience giovanile. Chi � che non sogna o immagina di poter essere alla pari con chi � sempre sul palcoscenico televisivo. Anche chi dice: &#8220;io non lo far� mai&#8221;. Nel sogno appare sempre uno spettro amletico pi� bello, pi� elegante, pi� simpatico, pi� attraente.</p>
<p><strong>Grande Fratello � un format diffuso in tutto il mondo. Ma si potrebbe parlare pi� che di <em>globale</em> di  <em>glocal</em> (globale+locale). Globale si  ma unito ad un gusto prettamente italiano dello &#8220;stare a guardare&#8221;, del pettegolezzo?</strong></p>
<p>Sicuramente il format � sovranazionale. E&#8217; anche vero che i personaggi sono a immagine e somiglianza di una cultura nazionale dei giovani. In questo senso c&#8217;� una localizzazione della cultura televisiva. Ad esempio il format olandese ha dei personaggi ben diversi da quelli italiani. In Italia in personaggi con una forte individualit� sono stati espulsi subito sia lo scorso anno che quest&#8217;anno. Noi amiamo pi� il gruppo, pi� i personaggi che emergono lentamente grazie al gruppo. In altri paesi amano le grosse personalit�: chi si fa da se, chi fa si che gli altri lo eleggano leader.</p>
<p><strong>Come mai si verifica in Italia un fenomeno del genere?</strong></p>
<p>Questo parte dalle subculture locali televisive. Agiscono le culture della provincia italiana. Da noi la cultura italiana non ha il culto del personaggio ma ha il culto del gruppo. Poi accetta che emerga un leader. Ma purch� questo leader si presenti pubblicamente al servizio del gruppo. E&#8217; un grande inganno culturale che per� condividiamo da secoli.</p>
<p><strong>Adesso divertiamoci a fare un po&#8217; di &#8220;futurologia&#8221;. I programmi televisivi, sin dagli anni 80 hanno iniziato ad utilizzare la gente ospitandola in studio sino a renderla protagonista. Grande Fratello sembra essere l&#8217;apice con la massima esposizione della vita delle persone. Dopo questo cosa accadr�? Siamo arrivati al culmine? Ci sar� un progressivo passo indietro o ci spingeremo ancora oltre?</strong></p>
<p>Il culmine in realt� � sempre o verso l&#8217;alto o in profondit�. Quando non possiamo espandere orizzontalmente o verticalmente qualcosa andiamo nell&#8217;interiorit�. La tv degli anni 80 ci ha insegnato che per rendere sempre meno tecnico il rapporto con show-telespettatori si mette il pubblico in sala, poi lo si rende via via protagonista.</p>
<p><strong>Infine una domanda di rigore: quest&#8217;anno chi vince il grande fratello?</strong></p>
<p><img src="http://web.archive.org/web/20020501084138/http://www.comzine.it/images/art/daria.jpg" heigth="80" align="right" width="80" />Non mi faccia fare queste cose. E&#8217; antiscientifico. Sicuramente so chi l&#8217;ha vinto. E&#8217; Daria Bignardi perch� sar� l&#8217;ultimo anno che fa la conduttrice del Grande Fratello. Quest&#8217;anno ha tenuto il piedi il gioved� sera interamente lei. Si � trovata in situazioni strane. Quando � uscito Alessandro dalla casa ad un certo punto non c&#8217;era pi� spettacolo. Alessandro ha parlato di noia. Era noioso stare nella casa. Di fronte a questo non c&#8217;� pi� show ma solo appiattimento. E&#8217; stata brava la Bignardi ma l� non ha saputo nemmeno lei cosa fare. In uno show la noia � la cosa peggiore di cui si possa parlare. Comunque vincer� lei. Diventer� un personaggio dei talk show televisivi grazie al fatto che chiuder� con queste esperienze. Il problema sar� se un altro conduttore potr� reggere il paragone.</p>
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		<title>L&#8217;incontro catartico con Flavio Oreglio</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Navigatori attenzione! Il momento � catartico. E&#8217; questo il tormentone lanciato dal comico Flavio Oreglio, ospite fisso di Zelig, programma satirico in onda su Italia Uno. &#8220;Il momento � catartico&#8221; � anche il titolo della raccolte di poesie di Oreglio, libro che � da poco disponibile in libreria. Noi l&#8217;abbiamo incontrato: con l&#8217;unico rimpianto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--testo articolo--></p>
<p align="justify"> Navigatori attenzione! Il momento � catartico. E&#8217; questo il tormentone lanciato dal comico Flavio Oreglio, ospite fisso di Zelig, programma satirico in onda su Italia Uno. &#8220;Il momento � catartico&#8221; � anche il titolo della raccolte di poesie di Oreglio, libro che � da poco disponibile in libreria. Noi l&#8217;abbiamo incontrato: con l&#8217;unico rimpianto di non poter trasferire con la scrittura l&#8217;ironia dell&#8217;intervista che Oreglio ci ha rilasciato.</p>
<p><strong>Flavio ti ho visto prima.<br />
&#8220;E&#8217; stato un attimo: ci siamo guardati mezz&#8217;ora e dopo eravamo subito a letto. Io nel mio e tu nel tuo&#8221;.<br />
Questa � una delle tue tante &#8220;poesie disincantate&#8221; anzi, un momento catartico. Flavio sei noto al pubblico grazie a Zelig, che ti vede protagonista da anni ormai. Ma io so che sei un biologo. Allora, faccio un&#8217;equazione: tu sei un biologo e fai il poeta, Luttazzi � un medico igienista e fa, faceva, satira. Ora ad esempio, uno studente che si laurea in scienze della comunicazione che lavoro far�? </strong></p>
<p>Far� il biologo chiaramente. Venendo a mancare queste figure professionali bisogna riempirle sostanzialmente. Dipende un po&#8217; dai vari buchi che si formano sul mercato.</p>
<p><strong>Senti, apparte gli scherzi, questo � un periodo un po&#8217; particolare per la satira. Tornerai a fare il biologo? Insomma&#8230;che aria si respira a Zelig?</strong></p>
<p><img src="http://web.archive.org/web/20020604094509/http://www.comzine.it/images/Int/zelig.jpg" align="right" /> E&#8217; gi� un po&#8217; che ho smesso di fare il biologo. Mi sono laureato nell&#8217;82 in epoche ormai arcaiche e ho sempre fatto questo lavoro in realt�. Adesso c&#8217;� stato questo momento di notoriet� televisiva. Non si sa come vanno queste cose ma io continuer� a fare questo lavoro.</p>
<p><strong>Il lato positivo di questa notoriet�?</strong></p>
<p>Sostanzialmente di aver raggiunto un obiettivo. Perch� dall&#8217;88 faccio questo lavoro come professione pura e dall&#8217;85 come semiprofessione. Aver raggiunto questo obiettivo � un fatto di gioia personale.</p>
<p><strong>Facciamo un giochino ora, sempre in tema di pluralismo. Due poesie, per la par condicio, una per Rutelli e una per Berlusconi.</strong></p>
<p>Beh..vediamo. Per Rutelli potrebbe andare bene questa.<br />
<em>Mi � bastato vederti da lontano per capire quanto era grande la tua bellezza. Mi � bastato vederti da lontano per capire quanto gi� ti desideravo. Mi � bastato vederti da lontano per capire quanto ti avevo aspettato. Mi � bastato vederti da vicino per capire che da lontano non ci vedo proprio pi� un cazzo.</em></p>
<p><strong>Ma no! E&#8217; il pi� bell&#8217;uomo della sinistra&#8230;</strong></p>
<p>Ma non in quel senso.</p>
<p><strong>Passiamo ora all&#8217;altro &#8220;senso politico&#8221;. </strong></p>
<p>Su Berlusconi � un po&#8217; difficile&#8230; vediamo il buon Silvio. E&#8217; facile e difficile al tempo stesso. Sto pensando a quale poesia potrebbe essere calzante&#8230; non lo so.Dovrei pensarci, ora non mi viene&#8230;perch� sarebbe dargli troppa importanza..</p>
<p><strong>Ok allora. Me ne reciti un &#8216;altra che mi piace. Il sole. Che ci sta anche bene in questo momento particolare visto che parla di guerre, povert�&#8230;</strong></p>
<p><em>Nel mondo ci sono le guerre ma domani il sole sorger�. Nel mondo c&#8217;� la fame e la disperazione ma domani il sole sorger�. Nle mondo c&#8217;� odio e violenza ma domani il sole sorger�. Certo che il sole se ne sbatte i coglioni.</em></p>
<p><strong>Ho sempre sognato un uomo che mi dedicasse una poesia&#8230;</strong></p>
<p>A te? Beh.. le poesie del momento catartico non sono molto da dedica. Fanno finire gli amori. Non li fanno iniziare. Vabb�&#8230; potrei dirti questa. Ha gi� fatto vittime illustri&#8230;se ti presti..</p>
<p><strong>Ok&#8230;mi presto.</strong></p>
<p><em>Avrei voluto avere il tempo di parlarti, avrei voluto avere il tempo di conoscerti, avrei voluto avere il tempo di capirti..ma cazzo&#8230;me l&#8217;hai data dopo 2 minuti&#8230;</em></p>
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		<title>Francesco Piccolo: tutto su Paz! il film su Pazienza</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I primi articoli: dal 2001 al 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[  Sceneggiare Paz! film di Renato de Maria tratto dai fumetti di Andrea Pazienza � stata l&#8217;ultima fatica di Francesco Piccolo. Oltre al cinema (sar� fra poco sugli schermi con la sceneggiatura dell&#8217;ultimo film di Virz�) Piccolo collabora con il settimanale �Diario� e , oltre a Scrivere � un tic. I metodi degli scrittori (minimum [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">  Sceneggiare Paz! film di Renato de Maria tratto dai fumetti di Andrea Pazienza � stata l&#8217;ultima fatica di Francesco Piccolo. Oltre al cinema (sar� fra poco sugli schermi con la sceneggiatura dell&#8217;ultimo film di Virz�) Piccolo collabora con il settimanale �Diario� e , oltre a <em>Scrivere � un tic. I metodi degli scrittori (minimum fax, 1994)</em>, ha pubblicato per Feltrinelli una raccolta di racconti (Storie di primogeniti e figli unici, 1996, premio Giuseppe Berto e premio Chiara), un romanzo (E se c�ero dormivo, 1998) e un racconto lungo (Il tempo imperfetto, 2000). Ecco cosa ci ha racconato in un piacevole incontro.</p>
<p><strong>Parliamo subito dell&#8217;ultimo lavoro, cio� della sceneggiatura di <em>Paz!</em>, il film sulla vita del fumettista Andrea Pazienza. Com&#8217;� stato questo lavoro? E&#8217; stato difficile ricostruire questo personaggio? Ha posto pi� attenzione al lato culturale o rivoluzionario di Pazienza?</strong></p>
<p>E&#8217; stato senz&#8217;altro difficile, soprattutto perch� era sfida e ci voleva molto coraggio a tentare di mettere in scena un personaggio del genere, sia dal punto di vista della qualit� artistica che dal punto di vista della qualit� biografica.</p>
<p>Poi c&#8217;� anche il fatto che il punto pi� difficile, ma anche quello da cui siamo partiti, � che la sua vita stava tutta dentro i suoi personaggi. E quindi abbiamo deciso prima di tutto di partire dai fumetti e raccontare i personaggi dei fumetti, non la sua vita direttamente, ma attraverso essi ricostruire la sua vita.</p>
<p>Pi� che difficile mi � sembrata una cosa che spaventasse, nel senso che � sempre difficile trasportare in un altro linguaggio la qualit� artistica di un autore di qualsiasi genere esso sia. In questo caso di fumetti, anche se � quasi limitativo dire che Pazienza � un autore di fumetti, pur essendo un disegnatore straordinario, anche se dal punto di vista culturale ha dato molto di pi� che dei fumetti.</p>
<p>Era anche un motivo per raccogliere la sfida e portarla avanti. Abbiamo tentato poi di mettere in scena la complessit� culturale, rivoluzionaria, soprattutto mi sembra ironico-decadente di Pazienza, perch� in fondo la sua grande capacit� di raccontare in diretta gli anni &#8216;70 come se stessero gi� per finire e, nonostante questo, non renderli completamente tragici, ma renderli tali attraverso l&#8217;ironia esistente, tutto questo ci sembrava che fosse un <em>plot</em> non narrativo ma esistenziale molto forte. Infatti ce ne siamo fregati molto della narrativit� delle storie proprio in sintonia con Pazienza.</p>
<p><strong>Soffermiamoci proprio sull&#8217;aspetto narrativo, cio� sul passaggio dal linguaggio dei fumetti a quello cinematografico. Come � stato questo &#8220;gap&#8221;? Sempre che lo sia stato.</strong></p>
<p>Senz&#8217;altro lo � stato. Perch� � comunque un rapporto perdente il tentativo di portare i fumetti in un ambito non loro. Per� ci ha aiutato tantissimo la lingua di Pazienza. Ha 2 qualit� che si sono sposate ma che sono anche distinte: una � quella famosissima di facilit� nel disegno. Lui era un maestro anche per questo: chiunque abbia lavorato con lui sa che era una specie di Michelangelo che in 3 minuti poteva disegnare qualsiasi cosa. Questo per� ha in qualche modo offuscato l&#8217;altra sua qualit� che era quella linguistica: � stato uno dei primi in Italia a riuscire a fare una sorta di letteratura vicina al linguaggio che realmente di parlava.</p>
<p>E il cinema, per uno sceneggiatore, � soprattutto quel linguaggio, cio� far parlare quei personaggi. E quei personaggi avevano gi� le parole, avevano gi� un linguaggio adatto al cinema. E quindi da questo punto di vista � stato semplice. Casomai � stata l&#8217;espressivit� visiva quella pi� difficile che per� siamo riusciti a mettere bene in scena. L&#8217;altro elemento era senz&#8217;altro l&#8217;assenza di narrazione che noi abbiamo voluto aggredire invece di metterci paura e recedere verso una storia, addirittura scompaginado quelle storie e mettendole tutte insieme.</p>
<p><strong>C&#8217;� un personaggio di Pazienza che preferisce?</strong></p>
<p><img src="http://web.archive.org/web/20020604065213/http://www.comzine.it/images/Int/pentothalattore.jpg" align="right" height="100" width="120" /> Senz&#8217;altro <strong>Pentotal</strong> perch� ha 2 caratteristiche che mi sembrano vicine, che sono pericolose e affascinati al tempio stesso. Una � quella di immalinconirsi fino allo struggimento per amore e mi sembra una grande qualit�, appunto pericolosa. E l&#8217;altra � quella della nullafacenza: cosa che � molto rivoluzionaria in questo momento. Negli anni 70 era sopportabile anzi, addirittura praticabile. Oggi mi sembra impraticabile.</p>
<p><strong>Contro ogni logica di marketing!</strong></p>
<p>Esatto. Conto ogni logica di marketing Pentotal � un personaggio che vive la sua vita tra il letto e la strada in pantofole. In pratica non ha la forza di alzarsi dal letto. Per� ha sempre scatti improvvisamente creativi, perch� poi lui � l&#8217;alter ego vero di Pazienza che disegna fumetti. Insomma questa nullafacenza mi sembra fortemente rivoluzionaria, anticonformista. Non antimoderna, ma antireazionaria perch� in fondo c&#8217;� una modalit� reazionaria contro cui invece Pentotal si scaglia.</p>
<p><strong>Beh� invece non mi sembra molto nullafacente. Non credo che lei sia di questa schiera visto che hai fatto diverse cose in ambito cinematografico, come scrittore di romanzi ecc ecc.</strong></p>
<p>Per� � da l� che nasce la creativit� dall&#8217;ozio.</p>
<p><strong>Bene. Volevo sapere proprio questo. Ti definiscono sempre come &#8220;esperto di scrittura creativa&#8221;. Ma esiste una scrittura creativa o � una tautologia dire questo e tutta la scrittura in quanto tale � creazione? E quindi, sei esperto di cosa? Che significa?</strong></p>
<p>Beh, me lo attribuiscono gli altri. Semplicemente perch� ho tenuto corsi, ho insegnato, ho cercato di fare seminari sul racconto, sul romanzo. Accettare ogni scrittura come creativa � molto semplice ma � anche pericoloso, perch� sembra che la scrittura abbia una totale libert� istintiva. Questo secondo me non � vero. D&#8217;altra parte c&#8217;� un&#8217;altra verit� per cui la scrittura non si pu� insegnare, nel senso che io insegno, tu impari e diventi uno scrittore.</p>
<p>Quello che si pu� fare � dotare le persone di una conoscenza critico-tecnica che pu� renderle pi� consapevoli e quindi pu� fare esprimere la loro capacit� creativa al massimo o quasi al massimo. E&#8217; come i grandi campioni che fanno allenamento ogni giorno: in fondo nessuno pu� insegnare a Nurayev quel talento che ha. Per� come l&#8217;ultimo ballerino dei saggi scolastici deve allenarsi, addirittura di pi� perch� bisogna avere una sorta di morbidezza, di elasticit� per raccogliere il proprio talento. Non si pu� insegnare ma tenere sveglio quella elasticit� cos� quando arriva qualcosa si � pronti.</p>
<p><strong> <img src="http://web.archive.org/web/20020604065213/http://www.comzine.it/images/Int/tempoimperfetto.jpg" align="left" /> Passiamo ora ad un altro libro del 2000 &#8220;Il tempo imperfetto&#8221;. Mi incuriosisce questa idea stravagante di &#8220;nascere vecchi&#8221; contro ogni logica di tasso di natalit� zero. Innanzitutto,lei ha contribuito ad accrescere il tasso?</strong></p>
<p>Si, ho contribuito: ho una bimba.</p>
<p><strong> Com&#8217;� nata questa idea?</strong></p>
<p>E&#8217; un libro nato quando aspettavo mia figlia. Un libro nato forse sulla sensazione della perdita definitiva di una certa giovinezza. L&#8217;unico passaggio adulto � avere un figlio, cio� essere responsabile di qualcuno: nella vita se non hai un figlio non sei responsabile di niente o comunque non sei mai responsabile definitivamente di niente. Invece un figlio ti fa diventare responsabile: � una sensazione che ho intuito subito quando ho saputo di aspettare un figlio, cio� che sarebbe arrivato un cambiamento definitivo.</p>
<p>Credo che abbia contribuito allo spavento che ha fatto nascere il libro: � un racconto filosofico che cerca anche di essere una finta non-accettazione della realt�, della vita che viviamo ma una concreta e profonda accettazione dell&#8217;idea di vecchiaia. Mi sembra che il mondo che sta proprio teorizzando la giovinezza definitiva e assoluta, la giovinezza come punto d&#8217;arrivo. Persistente, duratura e addirittura infinita. Mi sembra invece che ogni et� della vita debba essere consapevole e amata.</p>
<p><strong>Ha scritto per diversi media, come la stampa, il cinema ecc ecc. C&#8217;� un amore in particolare? Predilige un aspetto della scrittura o � scrittura qualsiasi cosa?</strong></p>
<p>Diciamo che parto dal prediligere la letteratura, dal raccontare storie. Sulla base di questo sono arrivato ad amare questa frammentazione d&#8217;interessi nel senso che � quasi il contrario della domanda. Io sono partita da uno e poi i sono aperto alle altre: sempre sulla colonna vertebrale della narrativit�. Quel che vorrei fare � riuscire a toccare i vari ambiti della scrittura sia perch� mi piace fare esperienza diverse, si� perch� credo che la narrativit� sia alla base. Sono partito da una scelta e adesso mi sto aprendo: � un momento in cui ci credo a questa apertura. Credo molto al fatto che mi da la possibilit� di far crescere tutti i generi . credo anche che poi mi richiuder� a cono sulla narrattivit�.</p>
<p><strong>..magari in vecchiaia..</strong></p>
<p>Si, magari in vecchiaia.</p>
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		<title>Ezio Mauro: un direttore che lavora sotto al neon</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2001 15:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ Impeccabile nel suo completo blu, capelli perfettamente apposto e tono di voce pacatissimo. Non sapevo che faccia avesse Ezio Mauro, prima di vederlo ad un convegno sulla globalizzazione delle informazioni. Conoscevo solo il suo nome perch� l&#8217;ho sempre letto stampato sotto la testata di Repubblica, quotidiano che dirige.
Mi consolo: anche altri amici non conoscono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> Impeccabile nel suo completo blu, capelli perfettamente apposto e tono di voce pacatissimo. Non sapevo che faccia avesse Ezio Mauro, prima di vederlo ad un convegno sulla globalizzazione delle informazioni. Conoscevo solo il suo nome perch� l&#8217;ho sempre letto stampato sotto la testata di Repubblica, quotidiano che dirige.</p>
<p>Mi consolo: anche altri amici non conoscono il suo volto e, a conferma che la nostra ignoranza non � poi cos� grave, arrivano subito le parole di Mauro all&#8217;inizio del convegno : &#8220;La vita di un direttore � una vita sotto il neon&#8221;.</p>
<p>Niente ribalta o prima fila quindi per chi, come lui, � un deus ex machina di una grande testata. E, sotto il neon, il lavoro di direttore, secondo Ezio Mauro, � fatto di decisioni continue: bisogna formare una gerarchia informativa per capire cosa interessa o meno al lettore. Si deve quindi presupporre di conoscere l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Inoltre Repubblica, come spiega Mauro, per conoscere meglio i propri lettori si avvale da quattro anni di un enorme apparato statistico: vengono fatte delle indagini sull&#8217;indice di interesse e di lettura degli articoli pubblicati. E ogni mattina alle 10, sul desk di Mauro, c&#8217;� la pagella degli articoli pi� letti: una specie di termometro informativo dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Dalle parole di Ezio Mauro infatti, Repubblica sembra essere esclusivamente basata sulle esigenze dei lettori, nel puro spirito di un marketing customer oriented. Nessun altro tipo di &#8220;orientamento&#8221;: con fermezza Ezio Mauro dice di non sapere quale sia la linea politica di Repubblica. Inoltre non vuole nessun pettegolezzo nel suo quotidiano visto che di solito vengono usati come strumento irresponsabile per fare maldicenza.</p>
<p>Dal mestiere di giornalista, Ezio Mauro arriva a toccare temi di grande interesse come quello della globalizzazione,raccontandoci un episodio stranamente ironico con Alessandro Baricco. Lo scrittore torinese, dopo aver pubblicato un&#8217;inchiesta su Repubblica sulla globalizzazione, ha chiesto a Mauro: &#8220;Ma tu sei sicuro che esiste? L&#8217;hai mai incontrata la globalizzazione?&#8221;.</p>
<p>Sicuramente Ezio Mauro non l&#8217;ha mai incontrata quando era corrispondente da Mosca. &#8220;I giornali mi arrivavano con 5 giorni di ritardo. Mi dovevo sempre organizzare empiricamente&#8221;. E dai ritardi tecnologici di Mosca, si arriva a parlare di internet. La domanda � nell&#8217;aria, si percepisce: tutti vogliono sapere se il giornale cartaceo sparir�.</p>
<p>&#8220;Io sono prete di questa chiesa&#8221; risponde Mauro &#8220;Credo nel giornale di carta. Il giornale non sparir�. Questa � una profezia fatta gi� due volte, per il telefono e per la tv e non si � mia avverata. Inoltre, internet e il giornale sono due cose diverse.&#8221;</p>
<p>Il giornale infatti, secondo il direttore di Repubblica, ha uno spirito e un compito diverso. &#8220;Il giornale&#8221; - conclude - &#8220;attraversa la giornata, poi si volta indietro e tenta di ricostruirla&#8221;.</p>
<p>Ecco invece come noi abbiamo ricostruito la storia di Repubblica con Ezio Mauro.</p>
<p><img src="http://web.archive.org/web/20020604064240/http://www.comzine.it/images/filo.gif" height="1" width="100%" />  <strong>Alla nascita Repubblica si presentava come un nuovo giornale, sia per il lato estetico che per i contenuti. A distanza di anni cosa caratterizza ancora Repubblica?</strong></p>
<p>Repubblica � un giornale che ha dentro di se il genoma della modernizzazione e dell&#8217;innovazione. E&#8217; il primo giornale che ha avuto questo formato, il primo giornale che ha abolito la terza pagina quando Scalfari era direttore. Negli ultimi anni � stato il primo giornale ha introdurre il colore e ad aprire uno spazio informativo su internet. Per cui questa &#8220;condanna&#8221; all&#8217;innovazione, lo dico in senso positivo, continua e stiamo ancora progettando delle altre cose.</p>
<p><strong>Facciamo un passo avanti. Negli ultimi mesi il mondo ha dovuto fare i conti con gli attacchi terroristici. Come ha vissuto questa esperienza sia sul piano professionale, come direttore di una grande testata, che sul piano umano?</strong></p>
<p>E&#8217; stata un&#8217;esperienza molto coinvolgente sotto l&#8217;aspetto professionale e sotto l&#8217;aspetto emotivo e politico. Ci ha costretti a fare delle riflessioni: io ho scritto il fondo quel giorno senza sapere esattamente che cosa era accaduto e a chi poter imputare questa vicenda. Con la consapevolezza, come ho scritto quel giorno - quella frase che poi tutti hanno detto e ripetuto - &#8220;niente sar� pi� come prima&#8221;. E&#8217; una riflessione che non � ancora finita.</p>
<p><strong>Invece con gli ultimi attacchi e con le cosiddette &#8220;nuove BR&#8221;, sar� tutto come prima? Come si pone il giornalismo rispetto a questi nuovi eventi?</strong></p>
<p>Intanto il pericolo del terrorismo oggi non � paragonabile a quello degli anni 70, quando esisteva un insediamento, una diffusione molto pi� larga di quella di oggi. Il giornalismo deve naturalmente difendere la istituzioni e deve raccontare tutto ci� che accade perch� il cittadino ha diritto di essere informato sui fatti e deve ricordarsi della lezione che ha attraversato negli anni 70. La mia generazione che ha vissuto quell&#8217;epoca vede riprodursi, purtroppo, alcuni degli elementi che erano tipici degli anni 70. Naturalmente, ripeto, il pericolo non � quello di allora per cui credo che il paese sapr� sconfiggere anche questa risorgenza di terrorismo.</p>
<p><strong>Le ultime rivendicazioni stanno arrivano via internet prima che sui giornali. E&#8217; un fatto puramente tecnico o i giornali sono messi un po&#8217; da parte?</strong> Non c&#8217;� certo una corsa ad accaparrarsi le rivendicazioni. Speriamo di non dover dare mai queste notizie. Si usa internet perch� si ritiene di correre meno rischi e di avere una diffusioni pi� ampia. Sarebbe invece auspicabile che avessero lasciato delle tracce su internet.</p>
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