La rivoluzione è donna

E’ un reale piacere – e anche un po’ commovente – guardare questo autunno caldo. E proprio quando credevo di vivere in un paese ormai atrofizzato la situazione è cambiata. “Le persone prima o poi s’incazzerranno, quando mancherà loro il pane”,continuavamo a ripeterci fra amici.

E invece è accaduto prima.

Perchè se la società si va sgretolando, la prima mini-società di tutti noi – la famiglia – regge.

Quando la politica ha toccato la famiglia – e i bambini delle elementari – le mamme sono scese in piazza. E’ colorata di rosa questa protesta, è fatta di madri e maestre. Con i figli in mano si scende a protestare.

Con i bambini – quelli si che vorrei fossero il mio futuro – che conoscono già i propri diritti.

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Dov’eri tu?

“Biagi ha scritto pagine che sono lezioni di giornalismo ed ha reso testimonianze di un rigore che vorremmo fossero prese ad esempio. Non si è mai fatto piegare dalle difficoltà, non ha accettato condizionamenti, si è rifiutato di subire ultimatum. Ha avuto la capacità di essere, sempre, un uomo libero, difensore orgoglioso delle sue idee. Ha tenuto, insomma, la schiena dritta. Come dovrebbero fare, sempre, i giornalisti”. (www.odg.it – Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, presidente e segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti)

“Biagi, una grande voce libera” (Giorgio Napolitano – www.repubblica)

Dov’eravate quando Biagi è stato criminosamente cacciato dalla Rai? Doveravate il 18 aprile 2002?

Si, ma perchè un ordine nazionale importante – come quello dei giornalisti – non l’ha difeso a spada tratta?

Dov’era il Presidente della Repubblica?

Dov’ero io?

Ora lacrime per Biagi.

Lacrime vere per Biagi. Per uno che vuole la medaglia partigiana sul petto nel letto di morte, le lacrime sono sacrosante.

Colpa vostra, colpa nostra. Avete e abbiamo permesso che la libertà d’informazione morisse – ancora una volta – il 18 aprile 2002. Nessuno ha permesso che questa libertà resuscitasse. Colpa mia, colpa tua, fratello.

“Qualche volta è scomodo sentirsi fratelli ma è grave sentirsi figli unici” (Enzo Biagi).

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