Fabio Fazio

Il suo esordio in tv inizia nel 1984 come imitatore in un programma di Loretta Goggi. Da quel momento in poi non lascer� pi� gli schermi televisivi sino ad approdare al fortunatissimo “Quelli che il calcio”. “Il calcio doveva essere solo il rumore di fondo”, dice Fazio. E da questo rumore di fondo invece ha creato un gran frastuono ingigantendo la sua presenza televisiva. Lo accostano subito ai grandi dello spettacolo come Renzo Arbore. Poi subito alla duplice conduzione del Festival di Sanremo in cui, orchestrando persone e personaggi, si consacra definitivamente a nuovo personaggio televisivo. Carriera in piena salita per Fazio quindi: bloccata solo dalla neo nata La7 che, dopo pochi mesi, inisipiegabilmente lo licenzia. Tutto questo, ed altro ancora, Fabio Fazio l’ha raccontato durante un piacevole incontro con gli studenti di scienze della comunicazione all’Universit� degli studi di Teramo. Tema: “Esiste una tv di qualit�?”.

Torniamo al discorso affrontato nel dibattito sulla volgarit�. Hai detto che la volgarit� � non perdere mai le occasioni e sfruttarle nel miglior modo possibile. Senti mai di aver perso l’occasione o di aver fatto delle cose non al meglio?

Naturalmente si, continuamente. L’importante non � che chi fa il mio mestiere ha questa attenzione ma in realt� l’occasione persa � quella degli editori nel senso che chi ha una responsabilit� editoriale di tracciare una linea di racconto, narrativa, editoriale di un rete, di un telegiornale o di quant’altro potrebbe usare questo spazio, questa opportunit� in un modo secondo me pi� costruttivo. Qui si � stimolato il dibattito, lo scandalo intellettuale, le provocazioni, il divertimento: insomma far crescere, far progredire. Invece c’� un po’ l’impressione che meno cose accadano e meglio �.

Per La 7� stata un’occasione persa?

Beh, certamente. Per gli editori non lo so, l’hanno scelto ed evidentemente � convinto di questa scelta. Per il mercato pubblicitario sicuramente si e per il pubblico anche.

Dicevi anche che l’altro lato della volgarit� � l’ostentazione di sentimenti e di dolore e spesso accade oggi nei talk show. Invece lei ha sempre fatto programmi di successo senza mai fare queste scelte. Allora si pu� fare veramente questo tipo di tv e perch� gli altri non lo fanno. E’ per incapacit� oppure per una tendenza generale?

Sai, le due cose sono connesse: la tv � fatta di persone e le persone a loro volta sono fatte dalla tv che in quel momento � in corso. E’ difficile trovare un inizio ed una fine di responsabilit�. Ciascuno poi ha il proprio modo di essere e di sentire. Io non ce la farei, magari � anche un mio limite. E’ vero che oggi la tv ha l’obbligo di fare talmente tante puntate, talmente tanti pezzi in onda che � difficile spesso mantener fede ai propri presupposti da cui si era partiti. E’ anche vero che spesso di potrebbe indugiare di pi� nel rispetto delle persone che ci guardano.

All’inizio del dibattito � stata citata una parte dell’enciclopedia dello spettacolo secondo la quale tu “trasformi in meglio cose e persone”. Potresti applicare questo potere taumaturgico agli studenti di scienza della comunicazione visto che, secondo te, non troveranno lavoro?

Quella cosa l� � stata scritta molti anni fa. Magari � gi� prescritta, credo che non valga pi�.

Allora nessuna speranza�..

No, nessuna speranza.

E l’alternativa?

Lavorare..lavorare�

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