Giorgio Albertazzi

Abbiamo incontrato Giorgio Albertazzi durante le prove per il suo spettacolo Lezioni Americane tratto da un testo di Italo Calvino per la regia di Orlando Forioso.

In “Lezioni americane” interpreta un professore. Le chiedo di rimanere in questo ruolo e di farci una breve lezione sulla comunicazione teatrale.

Io non interpreto intanto. Questa parola non mi piace molto. Io non interpreto mai nulla ma racconto le emozioni intellettuali che ho provato leggendo le “Lezioni americane” di Calvino, in particolare la sesta, quella sulla leggerezza. Questo tipo di teatro � molto particolare e anche abbastanza futuribile. Per questo ho contestato la parola interpretare. Mi fanno ridere gli attori che interpretano, quelli che soffrono molto, che si calano. Io non mi calo in niente. Al massimo mi sono calato da qualche finestrella bassa che da su un giardinetto.

Quel tipo di teatro � morto. Questo invece indica una strada abbastanza diversa nel rapporto fra letteratura e scena. Quella di Calvino � certamente letteratura. Abbiamo sintetizzato quello che mi piace personalizzando molto senza l’idea di fare un professore, senza l’idea di fare Calvino. Non ho cercato nessun tic di Calvino. Abbiamo pensato, con il regista, che si parte da Calvino-Alebertazzi per arrivare ad Albertazzi-Calvino. Vale a dire che gli inserti che abbiamo messo appartengono alla mia vita. Questo rapporto fra scena e platea ha pochissimo a che fare secondo me con la letteratura teatrale. Ha poco a che fare anche con la pagina, col testo. Ma quello che poi � il teatro � la scrittura di scena. Parte dalla pagina scritta ma non � la pagina scritta l�. Quella che per molti decenni � stata chiamata la fedelt� al testo � assolutamente assurdo.

Hai pensato mai che i grandi eventi partono sempre dal tradimento? Tradire viene da tradere, cio� passare da una situazione all’altra. Questo � il teatro: si passa dalla pagina, tradendola, ma in senso positivo. Il verbo tradire ha acquistato questa connotazione negativa con Giuda, dal cristianesimo perch� altrimenti � un passaggio. Noi abbiamo tradito questa pagina: in Calvino non c’� nessun professore come nel nostro spettacolo. Penso che l’evento teatro venga proprio da questo: dalla dissociazione da qualcosa che lo precede.

Qual � stato il “tradimento” che le � piaciuto di pi� durante la sua carriera?

Beh�forse l’Amleto. Io ho fatto tre e ne far� un quarto. Perch� Amleto � uno dei testi pi� aperti che sono stati mai scritti. Cio� pieno di lacune. Tanto che si � potuto dire, la detto Thomas T. Elliot, che lungi dall’essere un capolavoro, � un’opera mancata, � la Monna Lisa della letteratura. Perch� il personaggio � animato da un impulso che non trova riscontro nel testo. Teatralmente � un capolavoro perch� presenta dei vuoti che vanno riempiti.

Il tema principale dello spettacolo � la leggerezza che, secondo Calvino, � un pregio anzich� un difetto. E’ d’accordo con Calvino?

Si sono d’accordo. Io ho raggiunto la leggerezza con gli anni. Credo che la leggerezza da giovane sia stata soffocata dall’energia, dall’eccesso di energia. Ho domato questi impulsi attraverso la leggerezza. Attenzione per�: la leggerezza a cui fa riferimento Calvino � precisione e determinazione non casualit�.

Nello spettacolo vengono utilizzati molti mezzi di comunicazione diversi: una videocamera digitale, una telecamera, un computer. Quale di questi le piace di pi�?

Nessuno in particolare. Ma � difficile fare a meno di questi mezzi. Bisogna servirsene, non rimanerne vittime. Il teatro � una specie di coacervo di tutte queste cose: la pittura, la scenografia, la musica. Per questo penso che sia immortale perch� non � chiuso in una tecnica. Accoglie tutto � un po’ come un uomo. Conta molto in virtuale ma far� sempre riferimento all’uomo.

Qual � stato il suo percorso di studi per diventare attore?

Io sono architetto. Ho esercitato poco ma non ti racconto nulla perch� altrimenti sarebbe troppo divertente. Il rapporto con la scuola � stato soprattutto un rapporto di sentimenti. Della scuola ricordo un uomo, � raro perch� ricordo solo donne. Un maestro elementare che si chiamava Marchetti con degli stivali lucidi e mi sembrava affascinante. Poi ricordo la mia professoressa di latino, Cinita che ho amato moltissimo.

Lei mi chiamava alla cattedra a leggere Dante. Non capivo bene cosa stessi leggendo ma ero vicino a lei ed era molto inebriante. Credo che mi sia venuto l� il talento di leggere bene Dante, per amore. Si fa tutto per amore. All for love. Ho fatto il teatro per amore. Venendo a scuola con l’autobus c’era un ragazza che mi piaceva e mi disse se volevo fare teatro. Le dissi di si. Io avrei fatto qualunque cosa mi avesse chiesto, anche rubare. Ho seguito lei. Poi da quella volta gran parte delle mie non-scelte sono state fatte, provocate da incontri, ambizioni, profili femminili. La donna ha la grazia, la invidio.

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