La pazienza dell’orso

Orso è un papà perfetto.

No, in verità non è un papà, è una specie di papà adottivo, un super baby sitter o qualcosa del genere. E’ buono, gentile e ha molta molta pazienza.

Questo non è l’incipit di una favola ma l’inizio di una mia breve riflessione sull’importanza dei genitori – qualunque essi siano, naturali o meno – e sull’educazione dei figli.

Cosa c’entra un orso?

Se hai un figlio piccolo forse hai già capito di cosa sto parlando. Se non è così – o sei uno di quei genitori che “la tv fa male e i bambini non devono guardarla finchè non abbiano compiuto 26 anni” non sai che mi riferisco a “Masha e Orso”.

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Si tratta di un bel cartone animato russo prodotto dalla casa di animazione Animaccord che ha come protagonisti Masha, una bambina simpatica ma molto molto vivace che si caccia in situazioni divertenti e Orso, “Misha” in russo, che ha lavorato in un circo, che sa leggere, scrivere ma non parla. Ama cucinare, pescare, coltivare l’orto e guardare il calcio in TV. È molto affezionato alla bambina, sebbene cerchi spesso di evitarla o tenerla impegnata per avere un po’ di tranquillità.

Che rapporto hanno i due?

E qui arriva il punto: di Masha sappiamo che vive sola in un casa con altri animali, non ci sono tracce dei genitori o di altri parenti. Orso si prende cura di lei ed è, a tutti gli effetti, un padre. Un super padre: la protegge, le insegna a leggere e scrivere, gioca con lei e le fa da mangiare. Proprio come farebbe un padre.

Guardando questo cartone animato¹ mi piace pensare che gli autori volessero dirci che chiunque può essere un bravo genitore. Naturale o adottivo, che importa? La voglia di prendersi cura di qualcuno di più piccolo e indifeso di te supera ogni barriera. Anzi, rilancio, anche un genitore single – proprio come Orso – può cavarsela benissimo ad accudire un figlio.

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L’ho sempre pensato e ne sono ancora più convita, proprio ora che sono diventata mamma naturale all’interno di una famiglia classicamente italiana e approvata da tutti i sacri crismi (patria, dio etc etc). Certo, in due è più semplice. Ma in fondo no man’s land: Orso – nella finzione – e un genitore single – nella realtà – hanno amici, fratelli, genitori e zii che diventano una bella e funzionale rete di supporto allargata.

Quella storia dell’istinto materno che magicamente ti scende addosso dopo il parto è vera. Sono pure certa che non sarebbe stato diverso se un giorno mi avessero dato un figlio non naturalmente mio: per me essere madre è quando ti trovi sola con un bimbo per mano che ha un qualsiasi bisogno (mangiare, dormire, paura), ti guarda e vuole che tu lo protegga dal mondo. E’ lì che diventi mamma.

Orso ha fatto così: si è trovato questa piccola canaglia (perchè Masha è simpatica ma capricciosissima, al limite dell’esaurimento nervoso) per caso e l’ha accudita, proteggendola da mondo. Come lo ha fatto? Con tutta la pazienza dell’Orso.

Si, perché dei tanti esempi “animali” di genitorialità (la mamma chioccia, canguro o tigre) io mi sono sposata alla causa dell’orso. Non ci vuole tanto a capire che la storia della mamma tigre (per fortuna in rapidissimo declino) è ‘na strunzata: è la teoria cinese/americana del libro “Il ruggito della mamma tigre” di Amy Chua che professa un rigida disciplina nel crescere i figli e accusa gli occidentali di allevare i figli come se fossero degli smidollati. Beh, in questa ipotetica guerra fredda Russia/Orso VS Usa/Tigre io sono a favore dei compagni con la stella rossa.

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La tigressa vieta di guardare la tv o di trastullarsi con i videogame. Niente feste dagli amici, si studia. Poi mettici pure il pianoforte, violino, lo spirito di sacrificio à gogo.

 

No, no e poi no: grido a gran voce che non voglio essere una mamma tigre ma una mamma orsa. Penso che a due anni è meglio giocare e che una massiccia dose di coccole non ha mai fatto male a nessuno.

Se sei diventato genitore sono certa che hai subito tutti quegli inutili, noiosi e non richiesti consigli sul crescere i bambini tipo:

non farlo addormentare in braccio, altrimenti prende il vizio;

non farlo dormire nel lettone, altrimenti prende il vizio;

non dargli il ciuccio, altrimenti prende il vizio;

lascialo piangere, altrimenti prende il vizio2.

Stica, dico io. Perchè un pupetto di pochi mesi che non ha nemmeno capito dove sia il suo naso non è un piccolo Hannibal Lecter che vi sta plagiando. E’ solo un esserino che vuole coccole un contatto fisico e le vuole da te perchè sei tu il suo punto di riferimento.

E allora facciamo tutti come Orso che si prende cura Masha e ne sopporta i capricci con tutta la pazienza possibile3.

In fondo voi, proprio voi, non vi lodate tanto viziare le vostri mogli o i vostri mariti? Perchè sarebbe nobile e virtuoso viziare una donna di 45 anni e non una piccola di 2?

———

1 E guardandolo, riguardandolo, riguardandolo ancora solo come i figli piccoli ti obbligano a fare

2 Oltre alla mitica – maledetti voi – sentenza di malaugurio di “vedrai che non dormirai più”

3 Io, in verità, parto molto male visto ho pazienza zero. Ma la maternità mi ha aiutato e sto migliorando molto.

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